martedì 27 ottobre 2015

#53.

Oggi ha inizio il mio recovery. Recovery inteso come percorso di guarigione, la mia lotta personale contro la bulimia, seguita dalla mia psicologa. L'ho chiamata bulimia perché è ciò a cui più si avvicina, anche se non ho abbuffate vere e proprie, ma insomma, poco importa chiamarla per nome, di fatto è un disturbo alimentare, punto.
Piango tantissimo in questi giorni.
Voglio guarire.
Poi, penso che invece non guarirò mai e non vale la pena sprecare soldi e tempo con la psicologa.
Poi rinsavisco e torno a credere che posso farcela.
Poi manderei tutto a farsi fottere.
Insomma, questa è la mia situazione attuale.
Non ho voglia di prendere il treno e andare dalla psicologa.
Ma alle fine è ciò che farò.
Continuare a rimandare non ha senso.
Non so se vincerò o meno questa guerra, boh, non sono affatto fiduciosa.
Vedremo.

mercoledì 21 ottobre 2015

#52.

Mi vedo enorme.
Sono enorme.
Ho delle gambe mostruose e non mi piace nemmeno la pancia.
Lo sterno sporge.
Le clavicole sporgono.
Chiudo gli occhi e le tocco.
Sporgono molto.
Ma non abbastanza.
Devo camminare di più.
Mangiare meno.
Meno.
Muovermi tanto e mangiare poco.
Oppure no.
Fanculo.
Voglio che questo freddo mi ghiacci anche il cervello.
La gola fa male.
La rabbia fa ancora più male.
Bevo un caffè amaro, caldo, per sciogliermi un po'.
Stronzate, lo bevo per sentire meno fame.
Voglio piangere.

martedì 20 ottobre 2015

#51.

La psicologa mi ha scritto, mi ha dato appuntamento per martedì prossimo. Speravo di poterla incontrare prima, ma va benissimo così, è un punto di partenza certo, perlomeno. In un primo momento ho provato tanta rabbia, perché mi sono sentita presa poco in considerazione, molto trascurata, e non sono abituata con lei. È sempre stata molto disponibile e tempestiva nei miei confronti. Così, ho avuto l'impulso di risponderle in modo freddo e, quando la vedrò, le spiegherò come mi sono sentita, le mie impressione.
Parlandone con la mia amica, mi ha fatto però capire che probabilmente la psicologa non ha capito bene la mia situazione. Del resto, mi ero limitata a dirle "mi capita spesso di vomitare", senza dirle che arrivo a farlo anche sei volte al giorno, senza spiegarle come mi sento dentro.
Mi sono realmente decisa ad intraprendere il mio nuovo recovery, a lottare per tornare a vivere davvero.

Questi ultimi due giorni sono stati abbastanza terribili, perché, oltre a rimettere sei volte al giorno, mi sono letteralmente riempita di cibo. Ho trascorso le giornate a mangiare e vomitare ininterrottamente, fatto eccezione per le ore di lavoro. Giuro, non ho passato un solo momento senza cibo in bocca o piegata in due di fronte al cesso. E la cosa mi ha sconvolta abbastanza, mi sono sentita trasportata a qualche anno fa, quando il vomito era preceduto da interminabili abbuffate, quando ero Bulimica con la B maiuscola.
Non dico che mangiare poco sia una cosa positiva ma, visto che finisco per vomitare, tanto vale non stressare lo stomaco ulteriormente facendolo dilatare all'inverosimile. Purtroppo il disturbo non lo si controlla, quindi è inutile dire "sarebbe meglio che", o stronzate simili, perché se fosse semplice agire in modo lucido, allora mangerei sano, equilibrato, in porzioni giuste e mi terrei tutto nello stomaco, vivendo serenamente la mia vita. Il mio obiettivo è proprio questo, anche se lo vedo lontano.

Nonostante i casini di questi ultimi due giorni, mi sento la pancia abbastanza sgonfia, e questo mi tranquillizza un po'.
Mi mette ansia, invece, pensare a tutte le persone che dovrò incontrare questa settimana. Mi rendo conto che sono sempre più propensa a chiudermi in casa, a non voler vedere nessuno, ma so che anche questa è una conseguenza del mio DCA. Quindi devo fare lo sforzo, non rimandare nessun appuntamento. DEVO farlo per me stessa, per tirarmi fuori da questa merda.

Ora passo da voi, scusate se sono stata poco presente, siete sempre così carine voi con me.

sabato 17 ottobre 2015

#50.

Alla fine, ieri, è saltato il pomeriggio tra ragazze. Mi sono sentita in colpa, ma abbiamo semplicemente rimandato ad un altro giorno.
Al lavoro, la mia titolare mi ha lasciato le chiavi, affinché apra io la piadineria oggi. Mi sono sentita orgogliosa di me, perché questo significa che si fida a lasciare il negozio in mano mia e dell'altra ragazza. Si fida di noi, nonostante lavoriamo lì da neppure due mesi. Ci vede indipendenti, responsabili, capaci di gestire ogni situazione, e non potrei avere una gratificazione migliore. Siamo proprio una bella squadra, niente da dire.

Alla fine, la spesa, l'ho fatta. Mi sono detta che non voglio più vomitare, ma non voglio nemmeno digiunare. Il mio obiettivo è poter mangiare normalmente, sentirmi una persona normale. E le persone normali mangiano, perché è giusto, il cibo ci tiene in vita, mica è un demonio! Così sono andata al supermercato e ho comprato qualcosa che mi facesse gola, ma comunque di sano. Insomma, quello che mangio volentieri e che vorrei tenere nello stomaco, come le persone normali.
Io non conto le calorie e non vomito pensando che se non lo faccio ingrasso. Sì, non mi vedo sempre bene, a volte mi vedo enorme, ma riesco a razionalizzare la cosa e so che è un brutto tiro della mia mente. Di fatto sono normopeso, semplicemente. Il mio DCA non è dettato dal desiderio di volere un fisico tutto ossa.
Ho vomitato anche mentre scrivevo questo post. Ad un certo punto la colazione ha iniziato a farsi sentire pesante (una semplice tisana con qualche biscotto alla frutta) e il panico ha preso il sopravvento. E così mi sono alzata e, piegata in due sul cesso, non ho fatto che pensare a mia mamma che sta male, a mio papà che mi ama e che soffre a causa mia, alla psicologa che -porca puttana- continua ad ignorarmi, ai miei pochi amici che mi stanno ancora accanto per chissà quale motivo visto la pessima amica che sono io, a Simone che meriterebbe di stare con una ragazza normale e non con una problematica e intrattabile come me.
Vomito tutto questo io, non vomito le calorie che potrebbero farmi aumentare di peso. Vomito le preoccupazioni e lo sporco che mi sento dentro. E non riesco a farne a meno, perché se mi trattengo dal vomitare, ho crisi isteriche di pianto incontrollato, tremo come una foglia e provo un impulso immenso di farmi del male fisico. Il vomito, per quanto doloroso e sbagliato sia, mi calma.
Ma so che non è nemmeno questa la strada giusta e non ho mai desiderato andare dalla psicologa tanto come adesso. E quando si degnerà di rispondermi e finalmente ci vedremo, ho pure intenzione di dirle che mi sono sentita completamente abbandonata da lei, visto che finalmente mi sono decisa di contattarla e lei mi ha messa nel dimenticatoio.
Solo ieri sera ho rimesso tre volte, tre fottutissime volte in solo mezz'ora. Mangio. Vomito. Mangio. Vomito. Mangio. Vomito. Simone provava a trattenermi, dicendomi che sono bellissima, che mi ama, che non dovevo farlo. Mi teneva per la manica mentre mi alzavo dal tavolo. Io che non riuscivo a dar peso alle sue parole, al suo giudizio, e le gambe che praticamente camminavano da sole verso il bagno, con la mente colma di pensieri tristi, arrabbiati, che ho poi vomitato nel cesso insieme al cibo.

Questa non è vita.
Io vorrei tanto vivere, ma non so più come si fa.

venerdì 16 ottobre 2015

#49.

Ho scritto nuovamente alla psicologa. Visualizza. Non risponde. Probabilmente devo solo darle il tempo di organizzarsi e poi mi risponderà, ma una parte di me ha invece paura che mi stia negando l'aiuto di cui ho bisogno. Non ne avrebbe motivo, ma mi sento abbandonata. Ho sempre potuto contare su di lei, ha sempre avuto una parola di conforto per me, e ora non mi risponde nemmeno con un "ti faccio sapere nei prossimi giorni" o qualcosa del genere. Zero.
Mi sento sola in questa bolla. Mi sento sempre più persa. Ogni volta che sforzo il mio stomaco, ogni giorno, mi sento gli occhi esplodere. Sento lo stomaco contrarsi come non mai per espellere tutto il cibo in pochissimo tempo. Le gambe cedono e il mio corpo trema senza controllo. Non riesco a farne a meno. Mi sento morire ogni volta. Sentirmi morire, è una droga.
Ho bisogno di aiuto e questo aiuto non riesco a vederlo. Non ci sono mani protese verso di me. Non ho una mano da afferrare. Sono completamente sola in questa lotta.

Oggi mi attende un pomeriggio tra ragazze, ma in tutta onestà avrei solo voglia di tornare a casa dopo il lavoro, chiudere la porta a chiave ed essere me stessa, senza spargere sorrisi forzati. Perché è così, se sei musona dai fastidio agli altri. Se non sprizzi positività da tutti i pori, la gente ti evita. E quindi mi tocca fingere, perché di positività, in questa cazzo di giornata, non ne vedo nemmeno l'ombra.

Questa mattina mi sono svegliata con un peso sul petto, fatico a respirare, mi gira la testa e non ho assolutamente nulla da mangiare a casa, neanche un frutto. Non so nemmeno se rifarò la spesa.
Mi sento esausta, vorrei chiudere gli occhi e piangere all'infinito, fino a prosciugare il mio corpo.

mercoledì 14 ottobre 2015

#48.

Ieri ho scritto alla psicologa. Io così non posso continuare, me ne rendo conto. Ho rimandato a lungo solo per un motivo: ho ammesso di avere un problema, poiché questo è evidente, lampante, ma non l'ho ancora accettato. Non riesco a metabolizzare il fatto che io possa essere ricaduta in questo abisso. Andare dalla psicologa significa rendere tutto più reale ed è questo a spaventarmi. Ma no, così non posso andare avanti. Che io lo ammetta o no, il problema c'è, è già reale e lo rimarrebbe anche se facessi finta di niente.
Deve ancora dirmi quando può ricevermi, perché io ho disponibilità solo alle cinque del pomeriggio e lei è piena di pazienti. Appena ha un posto per me, comunque, mi ci fiondo.

È frustrante giungere a sera e rendersi conto che potrei evitare di fare la spesa al supermercato. Praticamente tutto ciò che compro finisce nel cesso. Frutta, pasta, cereali, yogurt, verdura, legumi, pizza, thè con i biscotti. Tutto, cristo santo. Avrei da parte un sacco di soldi se non avessi comprato nulla di tutto questo. Vomitare è ormai un gesto che mi viene naturale tanto quanto respirare.
Lo stomaco non mi fa più male e questo mi porta a vomitare con ancora più disinvoltura, tre, quattro, cinque volte al giorno. Sembro una macchina. Mangio, finisco e mi dirigo in bagno direttamente.

Ho bisogno della psicologa, spero che abbia presto disponibilità. Nel frattempo mi limiterò a scriverle, meglio di niente.

lunedì 12 ottobre 2015

#47.

SABATO 10.
Dopo il lavoro, sono andata dritta a casa. La casa è vuota, Simone è tornato a Bergamo per un funerale. Carico la lavatrice, mi butto sotto la doccia, acqua calda e canzoni di Lana Del Rey in riproduzione. Canto mentre mi lavo. Provo uno shampoo nuovo, super approvato visto quanto mi ha reso morbidi i capelli.
Esco dalla doccia. Con i capelli bagnati, mi metto a disegnare stando seduta sul divano, la coperta calda sulle gambe. La tv mi fa compagnia, anche se non la seguo. La sera giunge velocemente e io non ho voglia di prepararmi da mangiare. Mi vesto ed esco. Cammino un po', entro in un piccolo ristorante vegano, che fa anche take away. Prendo quello che più mi ispira, compresa una fettina di torta alle pere e zenzero. Parlo con la gentilissima ragazza. Amo parlare con chiunque sia vegano come me e abbia un pensiero come il mio. Non importa se non so nulla di loro, le parole mi escono spontanee, mi sento a mio agio subito, c'è sempre quell'affinità in più che mi dà una scossa dentro.
Ho portato il cibo a casa, ho mangiato tutto, molto lentamente. Non ho retto. Sono scivolata. E poi ancora. Con lo stomaco dolorante mi sono accucciata sul divano, la coperta fin sotto al naso. Sono andata a letto con un po' di tristezza e delusione in corpo. Ho sentito la mancanza di Simone, avrei voluto rintanarmi tra le sue braccia.

DOMENICA 11.
Mi sveglio alle 5:20, senza motivo. Mi alzo verso le 6 e impiego una vita a vestirmi. Mi vedo brutta. Grassa. Gambe enormi. Ogni indumento sembra starmi male. Provo a convincermi che mi vedo distorta, che in realtà ho un corpo normale. Indosso jeans e felpa. Il morale è a terra.
Arriva la mia amica. Insieme andiamo all'Idroscalo, qua a Milano, per l'evento MiVeg. Sono stata tanto bene. Ho riso, pianto diverse volte, fatto acquisti, appreso nuove cose, assistito a interessanti conferenze, firmato petizioni, passeggiato un po', parlato con i ragazzi di alcuni stand. Il cibo me lo sono goduta abbastanza, era tutto buono, soprattutto i dolcetti. Ho presto a sberle i brutti pensieri. Nel pomeriggio ci raggiungono mio papà e mia sorella maggiore. Stiamo lì anche a cena.
La sera, quando torno a casa, trovo Simone ad accogliermi. È tornato da Bergamo. Mi abbraccia forte. Ci raccontiamo le giornate, facciamo l'amore. Mi mancava da morire. Sia lui, che fare l'amore, in realtà. Ultimamente mi capita di respingerlo, poverino. Ieri non ho voluto pensare al mio corpo, al cibo nello stomaco, e mi sono quindi lasciata andare. Mi dice che sono bellissima, tra un bacio e l'altro. Mi sento tanto amata. Vorrei stare tra le sue braccia in eterno. Vorrei fermare il tempo.